| RockIt |
17 agosto 2012
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Gli Alba Caduca hanno ascoltato parecchio i Sabbath e amano evidentemente Trent Reznor e i Korn. Dal connubio di queste due macroscopiche influenze nasce "Babele", nove pezzi dal buon tiro, il cui ascolto procede abbastanza fluido. I canoni dei generi di riferimento sono rispettati, ma il disco risulta fruibile e non particolarmente settario, denunciando anche una certa propensione della band verso il pop. Per giungere alle note dolenti, la scelta della lingua italiana in questi casi è sempre rischiosa: il nostro idioma si sposa male con la durezza delle chitarre hard rock o con l'essenzialità dei suoni elettronici, non riuscendo a sostenere l'incalzare della parte suonata.
Proprio per questo motivo, il mondo musicale proposto dagli Alba caduca ha sempre arrancato in Italia, trovando espressione spesso solo nel circuito delle cover band o dei gruppi amatoriali. Per fortuna il gruppo in questione non fa parte di nessuna di queste categorie: gli Alba Caduca suonano da professionisti e hanno una certa attitudine compositiva che potrebbe portarli a trovare un equilibrio interessante. Brani come "Babele" ed "Eloquio del disagio" indicano una strada che andrebbe seguita.
Fabio Gallo
| Kathodic |
13 giugno 2012
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Poche cose mi regalano più piacere che un'autoproduzione curatissima come quella che ci presentano gli Alba Caduca, ma d'altronde il gruppo di Udine non è certo nuovo all'esperienza, essendo arrivati al loro terzo lavoro.
Vi basterà infatti aprire il booklet per notare che l'intero tema portante della Babele, la torre sfidante la divinità, viene tinteggiata con disegni discretamente inquietanti, che non sfigurerebbero neanche indipendentemente dalla musica.
Fortunatamente, anche dal punto di vista musicale la proposta è davvero molto interessante, riuscendo in un'unione tra rock, dark wave e minime influenze gotiche che, quando funziona, davvero esalta non poco. Per esempio Anatema inizia in maniera non prettamente convincente, rock decisamente già sentito, ma poi finisce su toni quasi lirici davvero esaltanti. Anche Icarus mi piace particolarmente nel ritornello melodico, un po' meno nelle ripartenze aggressive che mi suonano fuori luogo.
Sonoricamente i nostri funzionano bene, prodotti con attenzione e potenza quando occorre. Senza cadere necessariamente nella clinica disamina, mi sembra di non riuscire ad apprezzare particolarmente gli Alba quando si fermano al rock liscio, senza aggiungere altro. Mi fanno impazzire (e non uso tale termine con leggerezza), invece, quando respirano in uno spazio più ampio, cosa che fortunatamente fanno spesso; peccato che poi questi due lati facciano un po' a cazzotti tra loro. Da rivedere anche il cantato in inglese che fa capolino in Protector.
Insomma, tante buone idee da apprezzare in 'Babele', e che francamente mi lasciano ben sperare per il futuro del gruppo friulano, tanto da alzare il voto e dargli piena fiducia per il futuro. Da ascoltare e seguire.
Daminano Gerli
| Entrate Parallele |
maggio 2012
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La storia degli Alba Caduca affonda le proprie radici nel 1999, anno in cui il primo nucleo della band si forma ad Udine: dopo numerose esperienze live il combo pubblica "Alba Caduca 1999". Successivamente, i Nostri decidono di cambiare stile eliminando l'uso della batteria acustica e indirizzando il loro sound verso l'elettronica, ma nel 2005, assieme all'entrata in formazione della chitarrista Elena Feragotto, Francesco torna dietro le pelli e la line-up attuale inizia a delinearsi trovando poi stabilità nel 2008. Per un nuovo album bisogna però aspettare il 2010, anno in cui esce il bellissimo "Babele".
Venticinque minuti intensissimi dall'inizio alla fine durante i quali si ha modo di apprezzare la musica degli Alba Caduca, che hanno infine trovato un compromesso tra il periodo rock e quello elettronico unendoli fra di loro.
Il disco è aperto da "Anathema", che fa di un bel riff hard rock la sua colonna portante per poi diventare più lenta, quasi ipnotica. La canzone poi sfocia nella successiva "Icarus", il cui testo descrive la difficoltà di realizzare i propri sogni in una società profondamente materialista.
Le liriche, di cui la maggior parte in italiano ad eccezione di "Protector", sono soprattutto introspettive, parlano più che altro di sensazioni, prestandosi in questo modo alla libera interpretazione del singolo fruitore.
Notevoli anche la title-track e "Plastika", che confermano gli Alba Caduca come una realtà italiana molto interessante. Vi segnalo inoltre che ad inizio 2012 è uscito un loro nuovo cd intitolato "Ciò Che Resta".
MartinaLostGirl
| Estatica |
aprile 2012
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Terzo lavoro per gli Alba caduca, gruppo friulano dedito a sonorità rock con uso di elettroniche. Questa commistione per quanto per forza di cose non eccessivamente originale, risulta ben amalgamata ed eseguita con discreta carica emotiva.
I testi ci raccontano un sostanziale pessimismo generale relativo all'uomo, in una ambientazione futuristica con qualche tocco medioevale ("Eloquio del disagio").
Alcuni momenti più eterei si alternano, anche all'interno della stessa canzone a energiche sferzate chitarristiche.
Forse per la mancanza di immedesimazione, forse una certa senzazione di pesantezza che compare qua e là, non sono riuscito ad entrare completamente nell'opera, ma penso che la strada intrapresa sia interessante e meriti di essere esplorata. Musicalmente sono sicuramente efficaci, mentre sui testi bisogna lavorare un po' di più. Ben fatto il booklet, comprensivo di testi e disegni.
Fabrizio Pucci
| The Holy Hour Magazine |
14 gennaio 2011
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Babele è il simbolo della confusione e dell'incomunicabilità dall'alba dei tempi. Babele è anche il titolo del terzo lavoro di un gruppo friulano che si chiama Alba Caduca, composto da quattro elementi e con una donna alla chitarra. Babele è un'esplorazione del disagio sociale contemporaneo ed insieme un racconto poetico e un po' triste.
Musicalmente i brani (9 in tutto, comprese introduzioni e note a piè di pagina) sono figli di forti contaminazioni che vanno dall' elettronica al punk incrociando di traverso una sorta di trip hop arabeggiante senza rinunciare alla sperimentazione. Arrivano fino al punto di incorporare qui e là punte di new wave, sonorità (quasi) metal, a volte. Mi rendo perfettamente conto che ognuna di queste parole in fondo vuol dire tutto e niente, senza aver ascoltato gli Alba Caduca, quindi cercherò di essere più chiara.
Area, Almamegretta, CCCP, Subsonica, ma anche Nine Inch Nails e Papa Roach sono presenti in quantità e intensità diversa a seconda di quello che ogni canzone decide autonomamente di diventare. Le parole apocalittiche della title track si incastrano in tutto questo alla perfezione, seguite dalla voce di Pier Paolo Pasolini (sì, proprio lui, inconfondibile e riconosciuto al volo, con grande gioia) che recita “Pasolini e gli Italiani” nell'intro di Plastika (L'eloquio del disagio), che apre la terza ed ultima sezione di Babele.
Il disco è diviso in tre Eloqui (del castigo, del rifugio e del disagio) anche questi di impronta pasoliniana (Salò mi è subito balzato agli occhi). Un crescendo di ansia e uno scavare sempre più a fondo fino ad arrivare alle viscere del disagio dell'uomo moderno.
La voce di Massimo Dubini sfrigola, graffia e intona nenie in modo versatile e personale; i testi criptici e poetici non ostacolano l'interiorizzazione del disco, ma gli danno un valore aggiunto. Le canzoni ricamano armonie e dissonanze in maniera non lineare ma perfettamente fruibile. Le idee tra le righe sono buone, o per lo meno denotano personalità, senso estetico e grinta.
A prescindere dal gusto, bisogna ammettere che questi Alba Caduca hanno stoffa. Quindi mettiamo da parte i settorialismi e diamo a Cesare quel che è di Cesare.
S. Daisies
| Artists and Bands |
30 dicembre 2010
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Gli Alba Caduca nascono in Friuli nel 1999 e la loro carriera artistica si muove in diverse direzioni stilistiche: dalla base rock con influenze new wave anni ’80 all’impronta elettronica, che costituisce la chiave di volta anche per l’attuale repertorio. Il sound che ne deriva è una fusione di elementi puramente elettronici con una linea rock graffiante, presentando così nuances industrial. Queste sonorità affiorano nell’ultimo album autoprodotto intitolato Babele.
Quest’ultimo comprende sei brani principali inframezzati da tre tracce minori, che fungono da introduzione ai vari atti, e sono l’Eloquio del castigo, del rifugio e infine del disagio. Sembra un percorso nei meandri dell’ultramondo dantesco: il primo brano è “Anathema”, dove emerge una voce grintosa che si scaglia contro il buio,in uno scenario all’insegna di un rock dominato dal drumming. Belati in sottofondo chiudono la prima traccia e aprono la seconda, “Icarus”,in modo da realizzare un continuum musicale. Qui la componente elettronica si fa sentire maggiormente, alternata da riff di chitarra. Il songwriting è carico di significato: Icarus incarna l’uomo moderno entro un mondo ormai scarno e privo di ideali. Il presente infernale viene decantato anche in “Mille”, brano ricco di rime, dal ritmo punk che ben riflette la denuncia pronunciata dagli Alba Caduca.
Il terzo atto vede come song “Protector” caratterizzato da un testo cantato in parte in italiano e in parte in inglese, forse per celare il motivo macabro che vi sta alla base. In seguito vi è “Babele”, la title track che rispecchia di più lo stile della band dominato dalle melodie dei synth e da quelle di chitarra e batteria. L’atmosfera si fa sempre più infernale e apocalittica fino ad arrivare all’ultimo intermezzo dove una voce pronuncia un monologo sulla morte e la condizione precaria in cui si trova l’essere umano. La memoria e la felicità sono in pericolo in un mondo fatto solo di incomprensioni ed ipocrisia e ciò viene chiaramente esplicato nell’ultima canzone “Plastika”.
Babele non è solo un album, ma anche una cronaca (lasciatemi scappare questo termine un po’ riduttivo) di quello che sta accadendo e di quello che avverrà in una realtà dove chi non ha futuro non si può sentire solo. Lo stile che gli Alba Caduca adottano è all’avanguardia e per questo,forse, non alla portata di ogni ascoltatore.
Giada [giadadenise@yahoo.it]
| Extra Music Magazine |
19 novembre 2010
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Da dietro il muro elettronico dell'”Eloquio del Castigo” una voce esorta ”Anathema” a mostrarsi, urlando il suo nome. Anathema risponde alla chiamata aprendo il disco con un riff esplosivo. In ”Icarus e Mille” un'incredibile linea di basso, chiara, decisa, potente, tiene le redini della musica, mentra la chitarra lavora sulla parte melodica e la voce di Massimo Dubini si rivela in tutta la sua forza espressiva.
Può essere riassunta così la prima parte di Babele, terzo album autoprodotto dei friulani Alba Caduca, diviso in tre Eloqui che si spartiscono i sei brani della tracklist.
La seconda parte, introdotta dall'Eloquio del Rifugio”, abbassa un po' i toni e si fa meno aggressiva. ”Protector” è l'unico brano cantato metà in italiano e metà in inglese, seguito dalla titletrack in cui ritorna l'inconfondibile basso di Massimo Cisilino, con le sue corde vibranti a sviscerare sequenze di note accattivanti.
Chiude il disco l'”Eloquio del Disagio”: è la voce di Pier Paolo Pasolini che legge il passaggio “Pasolini e gli italiani”. ”Plastika”, ultimo brano, è un'abile miscela di rock, industrial ed elettronica.
Babele è rock dai toni cupi e inquieti, rivestito da un leggero e mai fastidioso strato di elettronica e accompagnato da un booklet ben curato (con illustrazioni vagamente apocalittiche), che non guasta mai.
Antonietta Frezza
| Noize Italia |
09 novembre 2010
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Attivi ormai da più di un decennio, i friulani Alba Caduca, pubblicano il terzo disco della loro carriera, "Babele". Dieci anni di esperienza si sentono, soprattutto in un genere come l'alternative rock, dove è facile cadere in fallo, gli Alba Caduca infatti, sfoggiano una personalità che può piacere o meno, ma che sicuramente segna la differenza con molti altri "colleghi" di genere.
La band infatti si muove tra rock, spunti propri a strutture metalliche e suoni elettronci che rimandano ad influenze industrial, il tutto unito ad un cantato melodico in italiano, che per la particolarità del timbro, potrebbe oggettivamente rappresentare una sorta di "ostacolo" per alcuni ascoltatori non troppo inclini al cantato su note alte.
"Babele" è un disco impegnato, soprattutto nei testi, che però si ascolta in modo fluido, anche per la varietà della proposta, che passa da un rock melodico a chitarre ben più feroci senza forzature, il tutto reso ancor più scorrevole da un'elettronica ben studiata, che non si prende mai completamente le scena pur rimanendo costantemente presente. Tutt'altro che il solito disco rock, per fortuna.
(sic)VII
| Beat Bop A Lula |
20 ottobre 2010
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Babele, terzo album autoprodotto degli Alba Caduca, vigoroso quintetto friulano, è afoso e opprimente come un morso alla gola. Ma non fatevi ingannare dalle parole, non dico in senso dispregiativo, solo puramente realistico.
Dai titoli delle tracce al packaging del cd, niente è fatto per metterti a tuo agio, tutto rimanda ad atmosfere faticose, in cui lottare è la quotidianità e lo scontro una normale routine. Testi aggressivi, violenti, sporchi di fango e sangue, rivolti a chi, di questa Babele, ha fatto il suo comodo giaciglio. In un momento di pop a basso prezzo e stonature melense gli Alba Caduca ci fanno piacere, riprendendo quelle atmosfere e sonorità del post rock anni 90, dei Linea 77 di Ketchup Suicide.
Un percorso ciclico, un trittico “Bosch-iano”, un giardino delle delizie in cui crucciarsi ed espiare i propri peccati. Il ritmo è scandito dai tre “Eloqui” variabili musicali di pochi secondi che danno il passo alle inquietanti tappe del viaggio. Il primo è Eloquio del castigo, un videogame infernale che spalanca le porte alla maledizione di Anathema, elettronoise energico, ricco di bassi vibranti e coralità gotiche. Icarus, aperto da un confuso gioco di bambini, mette da parte il dark e abbraccia l’hardcore italiano ‘80s dei Sottopressione. Mille chiude la prima fase di ammenda ed espiazione con un grindcore potente e rocambolesco che saluta con un clap hands alla beach boys. Ingegnosi.
Eloquio del rifugio. Cambia ritmicità, cambia atmosfera, sempre buia per carità, qua il sole non arriva, ma il sound è rockeggiante. Cambia in corsa anche la lingua e ci fa dubitare. Cantare questo genere in italiano è coraggioso e non è facile, quasi mai apprezzabile ma è un percorso azzardato se si cede ad un inglese decisamente troppo stridente e qui c’è da lavorare. L’approdo del rifugio è Babele..”dieci lingue di sangue, sangue di sangue..” un brano elettropsicotico di denuncia ermetica, un vero formicaio visionario. Chiude il ciclo Eloquio del disagio ma stavolta il macabro divertissement elettronico lascia il posto ad un omaggio, un celebre estratto de “la Guinea” di Pasolini, perla di denuncia e disincanto che fa tremare. Plastika conclude l’album e quadra il cerchio risalendo la china tra un hardcore ipnotico e un EBM da stadio.
Un lavoro energico, sofferto, pronto alla guerra ma da non ascoltare se soffrite di claustrofobia.
Selena Palma
| Rock Rebel Magazine |
06 ottobre 2010
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I friulani “Alba caduca” vedono l’alba nel ’99, anno della produzione del loro primo CD, chiamato come loro, “Alba Caduca”, a cui fa seguito dopo molti anni un Demo, e propriamente arriviamo all’anno 2007, fino a giungere a noi, oggigiorno, con la pubblicazione di questo ultimo full lenght ,“BABELE”, un DIY come gli altri loro lavori del resto. Di strada se ne è battuta, il genere è cambiato rispetto all’inizio, arrestandosi ora su un insieme di electro rock con influenze conseguite dagli anni ’90, lasciandosi involgere da una voce forte che ci richiama alla memoria lontanissima quella di Enrique Bunbury degli spagnoli Héroes del Silencio, in voga appunto in quel periodo, e con i Depeche Mode e i Nine Inch Nails che restano appollaiati lì a fare da bussola indicante la via, così che ne esce un mix di rock, elettronica e sound a volte industrial anche malinconico, con testi difficili ma non troppo, buoni effetti, con il basso dominante, e con la batteria la voce e la chitarra sincronizzati ad hoc, appropriati al contesto. Sicuramente qui di banalità non ce n’é, e nemmeno la presenza di vena commerciale c’é, anzi, la band cerca una strada da percorrere difficile, quella della sperimentazione della musica indipendente detta anche di nicchia, fatta però di coerenza, che tradotto in parole povere significa fare quello che piace fare, da sempre, a scapito però di maggiore notorietà e vastità di utenza finale. Il disco è strutturato come se fosse una torre appunto,quella di Babele, la quale racchiude in sé tre tipi di eloquio e esposizione di linguaggi differenti :L’eloquio del Castigo, che ingloba tre tracce (Anathema, Icarus, Mille), L’eloquio del Rifugio con due tracce (Protector, Babele) infine L’eloquio del Disagio con una traccia sola (Plastika). Gli eloqui sono solo strumentali, e fanno da intro alla parte che poi verrà trattata in voce e musica. La musica è adattata ai testi, che non si discostano di molto dalla trama biblica (“Volevo volare ci volevo provare e tu mi hai venduto per trenta denari”), senza però dimenticare i disagi dei giorni nostri (“1000 bugiardi 1000 arroganti che giocano ogni giorno con la vita di noi altri”), gettando uno sguardo poco felice al futuro, visto con tutta la cupezza dark che ogni tanto si sprigiona, senza vedere la luce della salvezza. Dunque, non è un CD per tutti, è abbastanza aspro e duro con sound virile e robusto, ma una volta stabilito che il filone seguito è quello della musica indipendente e qui non ci piove, possiamo solo ammettere che di stoffa ce n’è, il nostro mercato è poco propenso a queste aperture, ma i cultori del genere sono ancora una volta ben serviti. Line-up: Elena Feragotto (chitarra), Massimo Dubini (voce), Francesco Breda (batteria) Massimo Cisilino (basso e cori), Walter Cargnelutti (elettronica).
Margherita Simonetti
| Jam Yourself |
29 settembre 2010
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Alba Caduca: bel monicker di una band tutta italiana votata all’unione tra rock, elettronica, e industrial-rock sullo stampo dei Nine Inch Nails. Melodia, aggressività, ritmo e carica, unite a liriche affascinanti, è questa la loro formula, che impreziosisce una struttura tipicamente e selvaggiamente rock con un buon lavoro di campionamenti, synth e quant’altro. “Babele” è il loro terzo disco, dopo un percorso denso di avvenimenti interessanti e per questo vi rimando alla consultazione del loro sito ufficiale, peraltro ben fatto.
“Babele” è un’orgia di momenti drammatici, intensi e teatrali (l’intro “Eloquio del castigo” e “Protector” un brano che alterna sonorità goticheggianti a commoventi passaggi melodici), che talvolta si fanno apocalittici e aggressivi ma senza mai nascondere una spiccata tendenza per la melodia. I Litfiba di “Desaparecido”, i Novembre di “Materia” e gli Elettrofandango (un’altra interessantissima giovane realtà italiana) fanno a botte influenzando tutte le sonorità del disco, ma gli Alba Caduca hanno anche personalità propria e ne hanno da vendere. L’energia e la carica che trasmettono regnano sulla title-track, dove il fantasma di Trent Reznor si aggira…Forse il genio statunitense rientra nel bagaglio culturale e musicale della band, sembra proprio essere così.
Insomma, gli Alba Caduca sono una band che ci sa fare, suonano bene, sono ben prodotti e mettono passione in quello che fanno. E queste sono già ottime caratteristiche per sfondare nel mondo della musica e farci aspettare con ansia il nuovo lavoro.
Manuel
| Il Friuli |
04 settembre 2010
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Apocalittici non integrati.
Contro la dittatura della banalità che ci circonda, l'unica risposta possibile è quella di chi sceglie di essere coerente e proseguire lungo un tragitto personale fatto di musiche non commerciali e testi non particolarmente ammiccanti. Quello che da sempre fanno gli Alba Caduca, formazione friulana sulla scena ufficialmente dagli anni '90, arrivata "appena" alla terza produzione discografica: l'album autoprodotto Babele, una conferma delle scelte controcorrente - sempre "alternative", tra rock pesante, tocchi elettronici, testi in italiano e una diffusa atmosfera post-dark - intraprese già in tempi non sospetti.
Se Depeche Mode (un gruppo mai passato di moda) e Nine Inch Nails (una delle più influenti band degli anni '90, inesorabilmente legati a quel decennio) rimangono i riferimenti principali della formazione di Francesco Breda (batteria), Massimo Cisilino (basso), Massimo Dubini (voce) ed Elena Feragotto (chitarra), il punto di forza sta nell'equilibrio tra atmosfere aggressive (a tratti vicine al dark e all'industrial, pur senza eccessi) quasi sempre color rosso sangue e un minimalismo ossessivo. Lontani, quindi, anni luce dalle produzioni tipiche della scena rock in italiano, compresa quella indipendente.
In più questo album rappresenta un progetto originale, una sorta di concept apocalittico-futuristico (leggibile anche nelle illustrazioni di Rick Bellin nel booklet interno) dove gli incubi e le paure del domani hanno nomi che arrivano dal passato remoto (Icarus, Babele, Anathema...). In meno di mezz'ora, la band sceglie di restare dalla parte degli "apocalittici" e non degli "integrati" e alterna tre parti strumentali-recitate ("eloqui") a sei brani volutamente oscuri nei quali guarda più a a certo rock metallico che a presunti parenti prossimi della scena italiana, con un suono granitico e che non perde un colpo. Volutamente, ma orgogliosamente retrò in qualche tratto, ma anche tanto attuale con quell'alternanza dosata e sapiente di elettronica e rock.
Andrea Ioime
| Loud Vision |
10 luglio 2010
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Massimo Dubini, Massimo Cisilino, Elena Feragotto, Francesco Breda e Walter Cargnelutti compongono gli Alba Caduca, gruppo che basa la propria musica su un mix ben riuscito tra elettronica e rock, e una new wave che rende "Babele" un lavoro di un'armonia particolarmente dark e gotico.
La massima espressione di questo esperimento musicale la si trova nella canzone "Babele" dove vari piani musicali si sovrappongono nel creare un sound abbastanza nuovo e aggressivo. Gli effetti sonori e il giro di basso ossessivo sono le prime basi di questa torre musicale che esplode nei piani più alti con chitarre, voce e batteria per una song davvero ben suonata.
Nella tracklist ci sono tre canzoni; tre diversi tipi di eloquio tutti strumentali che aprono, smezzano e chiudono il CD. I testi, molto curati, trattano di scenari biblici e scene truculente che portano a pensare a un futuro non molto roseo composto da paesaggi industriali e personaggi dark.Anche il booklet contiene disegni che meritano un'occhiata e momenti di riflessione.
È il loro terzo album, tutta la loro esperienza si sente man mano che le note vengono suonate. Il genere musicale potrà anche non piacere per la sua crudeltà, ma è innegabile il fatto che i ragazzi lo declinano con i giusti attributi.
Alessio Basile
| Nerds Attack |
22 giugno 2010
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Terza produzione firmata dai friulani Alba Caduca. Una sorta di concept strutturato in sei brani e tre “Eloqui” di intermezzo a muoversi con discreta disinvoltura tra dark metal e risvolti più velatamente industrial. A non convincere, però, è la proposta in senso generale. Teatrale il cantato in italiano, decisamente sopra le righe e per questo alla fine dei conti assolutamente “superato”. Così come il sound arroccato ad un background di stampo “metallico” che non lascia filtrare aria pura in un album che, per ambizione e impostazione lirica, ne avrebbe assai bisogno.
Emanuele Tamagnini
| Heart of Glass |
22 giugno 2010
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Prima di procedere all’ascolto, tra le righe della bio di questa band, ho ipotizzato un elettro-rock acido, essenziale e futuristico, booklet compreso. E devo dire che non ci sono andato molto distante. Gli Alba Caduca nel loro fagottino portano una buona dose di esperienza musicale, una discreta armonia e melodia, ed alcune idee interessanti che riprendono la sperimentazione anni ’80 con qualche residuo di rabbia generazionale anni ’90. Un quintetto che amalgama in maniera convincente ingredienti abbastanza rari per il mediocre livello artistico del Belpaese.
Babele, un disco ruvido, teatrale a tratti, sostanzialmente monotematico, con una vena di malinconia che fa a splallate con un’elettronica sperimentale, quasi industrial (vedasi la title-track). Pressurizzati in un epoca sottovuoto con estremo bisogno d’ossigeno, ma senza proclami sovversivi alla maniera punk. Liriche ragionate, vagamente naif secondo la tradizione italiana (vedasi i migliori Subsonica o Bluvertigo, quindi indietro nel passato di almeno un decennio!).
Mai troppo apocalittico, a discapito della buona cover-art, il disco si divide in tre “eloqui” medioevali che sanno molto di redenzione dai peccati mortali e veniali. Castigo, rifugio e disagio per un emblematico percorso che alla fine non ottiene la “dantesca” salvezza sperata. Musicalmente il disco lievita tra l’onirismo alla Depeche Mode di Plastika che chiude il disco, all’evocativo rock “pesante e tambureggiante” di Anathema.
Pericolosamente vicini al metal meno spinto, gli Alba Caduca mostrano un range sonoro apprezzabile, che naviga nelle acque turbolente di un rock aggressivo e petulante. Icarus esalta il lief motiv del disco: la condizione particolareggiata dell’uomo, sconfitto dalla tecnologia e da vecchi, fedeli, egualitari ideali. La band coglie la giusta chiave di lettura, immedisimandosi fino all’osso, con testi criptici ma tutto sommato accessibili (nonostante certe rime baciate prevedibili!).
Vicino, tanto alla disco della seconda metà degli anni novanta quanto al risveglio punk degli stessi anni (ma notevolmente depurato dalla retorica!) Mille, continua sulla strada maestra sviscerando un rock maschio e maledetto.
Melodici senza esagerare con Protector, che ha l’unico difetto nell’indecisione se cantare in madrelingua o in inglese (unico esemplare che permetterselo è il signor Battiato, da cui peraltro gli Alba Caduca, forse, idealmente attingono!).
Questo terzo album della band, promette molto bene anche se probabilmente difficilmente piazzabile nel mercato italiano dominato da “mostri” per teenagers. I temi che gli Alba Caduca raccontano sono corposi e non bugiardi, fanno riflettere se ce la voglia …
In dimensione live promettono faville.
Ed io francamente gli credo!
Gus